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La Colata
di Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo, Ferruccio Sansa
Chiarelettere Editore
Nei primi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, la nostra classe politica viveva in appartamenti costruiti da cooperative e aveva stili di vita da operaio (la sinistra) o da contadino (la democrazia cristiana). Tutto è mu-tato con una velocità sorprendente. Oggi, i figli e i nipoti di quella genera-zione sobria vivono di consumi vistosi, tra i privilegi, in appartamenti e ville degni di divi di Hollywood. E, non a caso, l’Italia è considerato il paese più corrotto del mondo occidentale. Questa reputazione ci è stata appiccicata addosso dagli stranieri, sempre più perplessi di fronte ai comportamenti dei nostri governanti, che altrove sarebbero fustigati dai mass media. Se da noi non succede, è perché la stampa è spesso complice, quantomeno di silenzio. E non potrebbe essere altrimenti con i più importanti network nazionali co-stretti dai padroni a essere “morigerati” in certe denunce e con i costruttori di palazzi e new town che spesso sono proprietari di giornali e televisioni. Succede così che l’informazione si guardi bene dal dedicare il giusto spazio alla cementificazione delle nostre coste e delle nostre campagne. E che dal mondo politico non si alzino vere proteste, perché in ogni partito si è costi-tuita una corrente della speculazione immobiliare. Un esempio significativo è quello di Renato Soru costretto alle dimissioni dall’asse della speculazione immobiliare presente nella sua maggioranza di centrosinistra e poi sconfitto da un centrodestra schierato per la cementificazione. Frastornati dalle mar-tellanti insistenze dei quotidiani, gli elettori sardi non avrebbero saputo va-lutare con lucidità il significato del loro voto e avrebbero contribuito alla fi-ne della carriera politica di uno dei pochi uomini politici italiani che ha avu-to il coraggio di schierarsi contro la speculazione.
“La Colata” queste denunce si trascina pagina dopo pagina. Mette a nudo lo scempio a cui è sottoposto il nostro territorio, con lo sconcerto di chi, prima d’avventurarsi nel libro-inchiesta, mai avrebbe immaginato un degrado di tale portata. Mette i nomi di chi impasta cemento su cemento (altisonanti, di deputati nazionali e regionali, di affaristi e costruttori, di banchieri, di sinda-ci, di alti prelati). E punta l’indice su ciascuno di noi, tutti più o meno col-pevoli – sotto diverse forme, anche di sola indifferenza – della graduale di-struzione di quello che era il Bel Paese, forgiato dal Padreterno in un giorno di buona. In 15 anni, dal 1990 al 2005, sono stati divorati 3,5 milioni di etta-ri! Al cemento riesce di mettere d’accordo tutti, a tutte le latitudini. Al ce-mento si è sottomessa ogni parte d’Italia, anche aree che avrebbero dovute essere inviolabili (le Alpi, le coste sarde, Roma e Milano, Siena e Firenze, Ischia).
“La colata” è cronaca di misfatti, lunga decenni, nel paese dei furbi. Nel cemento ci sono la mafia, le società edilizie, le multinazionali, la politica, una brodaglia che, messa assieme, produce corruzione e malaffare.
“La colata” era un’opera necessaria. Ed è piacevole da leggere quanto un bel romanzo. Un misfatto chiama l’altro, l’animo via via s’incupisce, la co-scienza risale dall’angolino sperduto in cui s’era riposta, viene voglia di ar-marsi di pala e piccone per ripristinare la natura.
“La colata” è un salutare pugno in uno stomaco molle, impreparato al colpo.