Mimmo Gangemi


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Mimmo Gangemi - Opere


Opere Pubblicate


ll giudice meschino
Einaudi Editore - 2009

  • Premio Selezione Bancarella 2010
  • Premio Epizephiry 2010
  • Premio Anassilaos Narrativa 2010
  • Premio Bronzi di Riace 2010


Un magistrato indolente costretto a diventare eroe suo malgrado. Un vecchio padrino che parla come un oracolo e dal carcere orienta le indagini. Perchè quelli che sembrano omicidi di 'ndrangheta forse non lo sono. Forse hanno a che fare addirittura con le navi dei veleni e le scorie seppellite nella «spianata dell'infamia». L'anima feroce e abietta della 'ndrangheta per la prima volta racchiusa in un romanzo.

Un giudice muore per mano di balordi. E i balori muoiono per mano della 'ndrangheta, che non tollera si disturbi il prosperare dei suoi affari. Almeno, così sembra. Alberto Lenzi, magistrato scioperato e donnaiolo, colpito dalla morte del collega amico, si tuffa a capofitto nelle indagini. Lo instradano in una diversa direzione le sibilline, gustose parabole di don Mico Rota, capobastone della 'ndrangheta, e il fortuito emergere di elementi legati a un traffico di rifiuti tossici
Una «commedia umana» dove si muovono personaggi verissimi, contraddittori, sfaccettati, che inseguendo il proprio meschino tornaconto arrivano tuttavia a svelare una realtà che va molto oltre la 'ndrangheta.

(dalla quarta di copertina del libro)

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25 Nero
Pellegrini Editore - 2004

Il romanzo è liberamente tratto da una vicenda realmente accaduta nel 1925 a Palmi e di cui si riempirono le cronache nazionali.
Nei giorni precedenti la festa della Varia dell’estate 1925 gli animi si surriscaldarono a causa della volontà fascista, che poi si concretizzò, di accompagnare la processione dell’Animella al suono di Giovinezza piuttosto che della tradizionale marcetta religiosa.
Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, a festeggiamenti pressoché conclusi, la tensione accumulata deflagrò incontenibile e, nella piazza ancora affollata e festaiola, si scontrarono i fascisti e i giovani di sinistra. Un comunista scagliò una sedia, spari squarciarono la notte e restarono al suolo quattro feriti. Uno dei quattro, fascista, morì il giorno dopo.
Scattò la rappresaglia e furono arrestati comunisti e socialisti, tra cui personaggi che con le loro storie future sarebbero diventati vanto e gloria della città (Leonida Repaci, il filosofo Cardone, ecc.). Subirono due gradi di giudizio e il Tribunale Speciale. Furono comminate sette condanne. Il giovane che subì quella più severa fu ristretto nel penitenziario di Santo Stefano dove…

(dalla quarta di copertina del libro)

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ll passo del cordaio
Il Sole 24 Ore - 2002

  • Opera vincitrice della VII edizione del Premio Il Pungitopo
  • Premio selezione Feudo di Maida 2002


Il cadavere di una donna sfigurata viene trovato in un fosso di campagna. Si pensa a Teresa, bella e giovane vedova imparentata con i Rosato, famiglia della 'drangheta calabrese che mal sopporta la sua reputazione di donna di facili costumi. Ma altre morti a catena dissipano l'ipotesi di un delitto di lupara bianca - "L'onore, di questi tempi..." - e, se tutto sembra incastrare un professore depresso con precedenti penali per insidie sessuali, presto si svelano gli scenari della nuova mafia imprenditrice, furba, con i soldi e le amicizie.
Sarà l'avvocato De Rupe a ripercorrere la grande storia di corruzione che vede coinvolti notabili, assessori e finanche il sindaco del paese, nell'ambito della vicenda di costruzione di un villaggio sulla costa dove sovrintendenze, protezione delle coste, commissione edilizia e ambientalisti sono stati messi a tacere con eccessiva facilità. "Figlio della sua terra" e abbastanza saggioper non fare uso di ciò che ha scoperto, De Rupe si trova, suo malgrado, coinvolto fino allo scontro a fuoco.
La sua confessione, resa senza riserve al magistrato antimafia, scatenerà una sequela di arresti, ma di breve durata. Seguirà l'oblio e Gino De Rupe, in compenso, si sarà guadagnato il rispetto di uomo d'onore per esseresi saputo difendere. La spirale di violenza, però, non è chiusa, e l'onore richiede ancora vendetta...

"Qua non si progredisce ma, anzi, si va avanti come il cordaio".
Il passo del cordaio, che intreccia le corde facendo passi a ritroso, è l'efficace metafora di un mondo sofocato tra parassitismo e modernità, descritto con ritmo incalzante in una scrittura colorita di espressioni locali.

(dalla seconda di copertina del libro)

Articolo di Giuseppe Amoroso apparso sulla Gazzetta del Sud del 17.09.2002

Leggi qualche brano del libro:
Brano 1 - Brano 2 - Brano 3 - Brano 4

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Pietre nel levante
La città del Sole - Sosed Editrice

  • Premio città del Sole 2001


Un io narrante torna sui passi della propria infanzia. Racconta un paesino dell'Aspromonte in "quell'ultimo tempo antico tra la metà degli anni '50 e i primi del '60". Racconta un disordine di pietre castigate dal vento del levante. Racconta fame, miseria, disparità sociale.
Il popolo ancra coltiva riti, abitudini e costumi millenari, ancora è inchiodato ai sottili, quasi impercettibili, strati in cui presume di distinguersi, ancora china la testa, ancora serve i padroni. Uomini e cose sprigionano un senso di immutabilità, o si destano appena dal torpore dei secoli, mentre sullo sfondo, lontana, l'Italia si alza, cresce, è alle soglie del boom economico, delle svolte epocali.
Nostalgia e malinconia sono i toni dominanti di un racconto avvincente e a volte crudo, dall'indubbio impatto emotivo.
E' romanzo vero, ma pure documento memoriale, testimonianza necessaria.

(dalla seconda di copertina del libro)

Leggi qualche brano del libro: Brano 1 - Brano 2 - Brano 3 - Brano 4 - Brano 5

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Quell'acre odore di aglio

  • 3° classif. Premio Firenze 1999
  • Premio selezione Feudo di Maida 1999


Oltre Eboli c'è un più profondo Sud, sconosciuto e laborioso, qui descritto attraverso le vicende di tre generazioni di una famiglia dell'Aspromonte. E' la saga degli umili, in cento anni di un cammino verso l'italia, dell'impresa dei Mille alla devastante alluvione del 1951.
Cento anni che attraversano un piccolo angolo di mondo: un paese osserva e interpreta l'eco di vicende lontane dentro cui spesso non si riconosce ma che ugualmente muteranno nel corso della sua vita.
Una grande forza morale, la disperazione e il rifiuto dell'emerginazione stanno all'origine del tentativo di percorrere il proprio tempo.
Sullo sfondo di un Aspromonte misterioso e impenetrabile, che cova, avvolge e segna i caratteri degli uomini, la storia di una famiglia si dispiega dentro la storia d'Italia, ma senza farne davvero parte appieno, e tinge di unicità quei frustoli di vita quotidiana di cui il tempo non serba ricordo.
Una varipinta folla paesana accompagna, come un coro greco, nella sorprendente esplorazione di un mondo che poteva essere piccolo, e che invece giganteggia sotto sapienti pennellate capaci di commuovere nel profondo.
Romanzo vero e di grande forza narrativa, diventa metafora, anzi tante metafore che si intrecciano e si alternano senza mai sostituirsi l'una all'altra.

(dalla seconda di copertina del libro)

Il libro, con prefazione di Luciano Lucignani, include anche un CD-Rom con versione digitale del libro.

Alcuni brani recitati contenuti nel CD commentati da musiche originali di Stefano Marcucci:
Brano 1 - Brano 2 - Brano 3 - Brano 4 - Brano 5

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Un anno di Aspromonte
Rubettino Editore - 1995

  • Rhegium Julii 1996 - Premio "Fortunato Seminara"
  • Premio internazionale dei due mari "Il Pino d'Oro"
  • Premio letterario "Giuseppe Berto" - II classificato
  • Premio letterario "Vincenzo Tieri '98


Un anno d'Aspromonte di Domenico Gangemi e' un opera prima che denota una inusuale e suggestiva maturita'. Romanzo di forte impianto corale, solo apparentemente neonaturalistico, in realta' modernamente strutturato su una pluralita' di piani e di tempo crono-narrativi, racconta, con un respiro di verita' che esercita una fascinazione difficilmente dimenticabile la coronaca di un anno di un paese aspromontano, con gli antichi equilibri che vengono incrinati - ma poi nuovamente risaldati - dal tentativo di una sparuta banda di giovani malavitosi, che ambirebbero a mettersi in proprio a fini estortivi. Gangemi narra senza ambagi, ma anche senza compiacimenti, davanti alle verita' piu' crudeli, descrivendo l'universo mafioso per via endogena, nella sua logica perversa ma consequenziaria. Ne scaturisce un romanzo dalla scrittura parcamente intarsiata di dialettismi, plumbea e impassibile nella sua strenua tenzione di pervenire - mediante l'evidenza rappresentativa e il compatto mosaico dei particolari - a una vetrina messa a nudo dei meccanismi segreti della 'ndrangheta, ma anche, ed e' la linea espressivamente piu' rilevante - di disegnare una condizione della meridionalita' che si configura come meccanismo fagocitante e assorbente e che involve, in uno stesso marchiante destino, vittime e carnefici.

Prof. Giuseppe Amoroso

Leggi qualche brano del libro:
Brano 1 - Brano 2 - Brano 3

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